Mille bianchi velieri

I MODELLI

Il Museo Marinaro di Camogli custodisce ben 146 modelli di bastimenti, costruiti quasi esclusivamente dalla gente di mare camogliese.

Tra questi, ricopre una notevole importanza il modello del “Mou” ex “Firmamento”, costruito in quercia a Lavagna nel 1875 nel cantiere G. Brignole, 944 tonnellate di stazza, lungo 54 metri.

Il modello costruito dal suo armatore Luigi Bozzo in un magazzino di piazza Colombo a Camogli, con le stesse caratteristiche del vero brigantino a palo, fu impostato come sullo scalo; cominciando dalla chiglia, sistemando poi i madieri, i paramezzali, le ordinate, i bagli e tutti gli infiniti particolari che costituiscono il bastimento.

Si ricorda ancor oggi, e sono passati più di cento anni, che tutto il rione partecipava ai lavori diretti dal vecchio armatore e portati avanti da un valido maestro d’ascia dello scaletto.

Le misure del modello sono ragguardevoli: 2,58 metri di lunghezza per 1,75 di altezza.

Fanno parte della raccolta dei modelli anche le navi in bottiglia, risultato di un abile e ingegnoso lavoro di vecchi nostromi e marinai che riuscivano, con le grosse dita aduse a lavori meno fini, a compiere veri miracoli.

GLI STRUMENTI NAUTICI

Nel Museo Marinaro di Camogli sono raccolti gli interessanti strumenti che venivano utilizzati a bordo delle navi e che formavano il bagaglio dei capitani e degli ufficiali. Di tutti questi strumenti sono riportati i nomi dei proprietari e dei donatori.

Curiosando tra le vetrine troviamo:

  • Cinque barometri torricelliani a mercurio
  • Dodici bussole magnetiche, tra più antichi strumenti usati per la navigazione, con la linea di fede che indica la prua della nave
  • Otto cannocchiali galileiani per scrutare l’orizzonte a grande distanza
  • Cinque antichi cronometri per calcolare la longitudine della nave anche in mare aperto
  • Due Martilogi o Renard, antesignani dei registratori di rotta, di facile lettura, necessari quando l’analfabetismo a bordo era molto diffuso
  • Due orizzonti artificiali per osservare il sole anche in presenza di scarsa visibilità
  • Ventisette ottanti, strumenti costruiti sul principio della doppia riflessione.
  • L’ottante permetteva osservazioni precise dell’altezza degli astri. I capitani, che lo ritenevano un “ferro del mestiere”, lo acquistavano quasi sempre in Inghilterra e lo conservavano con cura nella propria cassetta, perché permetteva di calcolare la posizione della nave quando erano in mare aperto, senza alcuna costa in vista.
  • Venticinque sestanti. Questo strumento, basato sullo stesso principio dell’ottante, ma con una maggiore ampiezza, può misurare un angolo di 120°. Sostituì nel tempo l’ottante, specialmente quando l’uso della vite micrometrica facilitò e rese rapida la lettura.

GLI STRUMENTI NAUTICI

Nel Museo Marinaro di Camogli sono raccolti gli interessanti strumenti che venivano utilizzati a bordo delle navi e che formavano il bagaglio dei capitani e degli ufficiali. Di tutti questi strumenti sono riportati i nomi dei proprietari e dei donatori.

Curiosando tra le vetrine troviamo:

  • Cinque barometri torricelliani a mercurio
  • Dodici bussole magnetiche, tra più antichi strumenti usati per la navigazione, con la linea di fede che indica la prua della nave
  • Otto cannocchiali galileiani per scrutare l’orizzonte a grande distanza
  • Cinque antichi cronometri per calcolare la longitudine della nave anche in mare aperto
  • Due Martilogi o Renard, antesignani dei registratori di rotta, di facile lettura, necessari quando l’analfabetismo a bordo era molto diffuso
  • Due orizzonti artificiali per osservare il sole anche in presenza di scarsa visibilità
  • Ventisette ottanti, strumenti costruiti sul principio della doppia riflessione.
  • L’ottante permetteva osservazioni precise dell’altezza degli astri. I capitani, che lo ritenevano un “ferro del mestiere”, lo acquistavano quasi sempre in Inghilterra e lo conservavano con cura nella propria cassetta, perché permetteva di calcolare la posizione della nave quando erano in mare aperto, senza alcuna costa in vista.
  • Venticinque sestanti. Questo strumento, basato sullo stesso principio dell’ottante, ma con una maggiore ampiezza, può misurare un angolo di 120°. Sostituì nel tempo l’ottante, specialmente quando l’uso della vite micrometrica facilitò e rese rapida la lettura.

I VOLUMI NAUTICI

Un vero tesoro nascosto nel Museo Marinaro di Camogli sono i suoi volumi nautici.

Di particolare importanza la raccolta dei Lloyd’s Register of Ships dal 1902 al 1978, che riportano dati tecnici di tutte le navi del mondo esistenti nell’anno di riferimento. Una vera miniera d’oro per gli studiosi.

Altrettanto interesse riveste la raccolta dei volumi del Registro Navale Italiano dal 1861 al 1980, con riferimento al naviglio nazionale dall’anno dell’Unità d’Italia.

Tutto è di libera consultazione, sia per gli appassionati di argomenti marinari che per gli studenti, a caccia di informazioni per le loro tesi universitarie.

Il volume più antico della collezione è “Trattato dell’uso et della fabbrica dell’astrolabio” di F. Egnatio Danti dell’Or. di S. Domenico, pubblicato da A. Giunti nel 1564 (MDLXIIII).

LA QUADRERIA

Il Museo è vera e propria galleria di dipinti. Tra questi spiccano i velieri della marineria Camogliese, firmati da pittori che gli inglesi chiamano Pierhead Painters o Sea Painters, di nazionalità diverse, attivi nei vari porti del mondo.

La tecnica pittorica prevalente è la tempera mista all’uso dell’acquarello, della china e della matita; alcuni autori hanno utilizzato il ricamo e l’impiego della seta  per evidenziare l’effetto tridimensionale delle vele spiegate.

Il pittore più conosciuto è Domenico Gavarone, pittore di fiducia degli Amatori Camogliesi. Il Comandante Pro Schiaffino, Direttore del Museo per oltre 32 anni, assicura che tutte le manovre dipinte da Gavarone corrispondono esattamente a quelle reali del veliero rappresentato.

Quadreria Camogli

LA QUADRERIA

Il Museo è vera e propria galleria di dipinti. Tra questi spiccano i velieri della marineria Camogliese, firmati da pittori che gli inglesi chiamano Pierhead Painters o Sea Painters, di nazionalità diverse, attivi nei vari porti del mondo.

La tecnica pittorica prevalente è la tempera mista all’uso dell’acquarello, della china e della matita; alcuni autori hanno utilizzato il ricamo e l’impiego della seta  per evidenziare l’effetto tridimensionale delle vele spiegate.

Il pittore più conosciuto è Domenico Gavarone, pittore di fiducia degli Amatori Camogliesi. Il Comandante Pro Schiaffino, Direttore del Museo per oltre 32 anni, assicura che tutte le manovre dipinte da Gavarone corrispondono esattamente a quelle reali del veliero rappresentato.

“Mainà nu ghe travaggio che u nu sagge fa”

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